Se noi pensassimo ad un teatro ideale quale sarebbe? Naturalmente non c'è risposta alla domanda. Il teatro e i modi di fare teatro sono infiniti, ci si perde nei meandri della nostra civiltà, nella preistoria dell'uomo. La rappresentazione è in noi, nel nostro essere primordiale. Il rito propiziatorio, la magia esistono nel momento stesso in cui tutta una comunità ci crede. Solo un miscredente e il sogno muore, solo un cinico e la magia scompare. Questa, forse, è la radice del teatro: rito e comunità. E il tramite tra le due entità non può essere che l'attore, lo sciamano, il sacerdote, come lo si vuole chiamare.

  Nel teatro non esistono dogmi, tabù, non esistono costrizioni di tipo morale, perché il teatro è rappresentazione e deve mostrare ciò che noi siamo, deve svelare non nascondere, e attraverso gli occhi, i sensi e le emozioni, aiutarci a comprendere la nostra natura, accettarla, sublimarla, affrontarla, digerirla. La catarsi, come la chiamavano i greci, l'assistere a una tragedia per liberarsene, per farla propria, come vaccino contro la violenza e il dolore. Ma perché questo accada serve una comunità che creda, ancora capace di accettare l'immaginazione come parte integrante della realtà. E' un atto di fede, una fede che nulla ha a che fare con quello che spesso è considerato fede. Il rito teatrale serve ad elevare l'uomo, non ad abbassarlo, non a mortificarlo, ma ad esaltarlo, a fortificarlo, a consapevolizzarlo, a svegliarlo da un torpore vano.

  Questo è l'intento che cerca una direzione propria in un labirinto vorticoso di soluzioni, informazioni, velocità che non concedono il tempo per la riflessione. Il Teatro If è una possibilità che noi proviamo a darci, con l'ingenuità di credere che qualcosa possa cambiare, che a qualcosa possa servire. Per attuare ciò è necessario ricercare la chiarezza di pochi valori condivisi da rispettare, difendere e salvaguardare anche da noi stessi. Noi non possiamo dimenticare il contesto sociale in cui viviamo, dobbiamo affrontarlo, analizzarlo, criticarlo, confrontarci con esso perché il teatro obbliga a una presa di posizione, a una critica, smuove le coscienze, è attivo non passivo, obbliga alla messa in gioco di se stessi, al confronto, all'analisi di quello che si è. E dato che spesso potrebbe essere doloroso intraprendere tale strada, il teatro usa il gioco e l'immaginazione per concederci la possibilità di vivere quello che in altre situazioni ci ucciderebbe. Però, non dobbiamo dimenticare che il teatro è provocatorio, punge, stuzzica, squarcia i veli e ci apre a volte a quello che non vorremmo vedere. Ma ciò spesso è necessario, e paradossalmente non c'è modo migliore di farlo se non attraverso la gioia dell'atto teatrale, della meravigliosa eccitazione ed esaltazione che si prova nello scoprire di avere un corpo vivo in cui uno spirito unico ribolle.